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Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale

  • 14 Giugno 2024

SOCIETA’ DI COMODO: VIENE MENO L’INTERPELLO PROBATORIO

La possibilità di presentare interpello probatorio per dimostrare l’esistenza di circostanze che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi minimi è stata sostanzialmente eliminata dal Dlgs 219/2023, che ha riformato lo Statuto del contribuente.

Nel determinare le imposte da pagare per l’anno 2023, le società che non superano il test di operatività e non sono coperte da cause di esclusione automatica, devono valutare la disapplicazione dimostrando l’esistenza di condizioni oggettive che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi e proventi minimi presunti.

Il Dlgs 219/2023, in vigore dal 18 gennaio 2024, ha profondamente modificato la normativa sugli interpelli, stabilendo che l’interpello probatorio può essere presentato solo da contribuenti che aderiscono al regime di adempimento collaborativo (o nell’ambito di interpelli per nuovi investimenti). Ciò ha eliminato, praticamente per tutte le società di comodo, la possibilità di ottenere conferma dell’esistenza delle cause oggettive tramite istanza di interpello.

Il quadro RS del modello Redditi SC 2024 e le relative istruzioni continuano però a includere i casi di disapplicazione delle non operative mediante interpello. riferendosi però solo alle istanze inviate prima del 18 gennaio, le quali ricadono nell’ambito della vecchia normativa. Pertanto, dall’entrata in vigore della nuova normativa, la disapplicazione può essere effettuata solo documentando internamente l’esistenza delle condizioni oggettive che hanno impedito il raggiungimento della soglia minima di ricavi e proventi.

Il fisco mantiene un approccio rigoroso: è necessario documentare in modo analitico, utilizzando documenti provenienti da terzi (come perizie, listini, ecc.), specialmente per le società di gestione immobiliare, che i parametri per il calcolo dei ricavi minimi non rappresentano correttamente la realtà economica e che i ricavi effettivamente realizzati, anche se inferiori a quelli presunti, sono pienamente allineati al mercato.

Riguardo all’IVA, va considerata attentamente la sentenza della Corte di giustizia UE del 7 marzo 2024 (causa C-341/22). La Corte ha stabilito che una normativa nazionale che priva il soggetto passivo del diritto alla detrazione dell’IVA assolta a monte, a causa dell’importo delle operazioni attive considerate insufficienti, è in contrasto con i principi comunitari. Sarebbe auspicabile una conferma tempestiva da parte dell’Agenzia delle Entrate sull’argomento affinché i contribuenti interessati si sentano legittimati a disapplicare la norma.


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