Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale
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30 Gennaio 2026
LA RIQUALIFICAZIONE FISCALE DELLE ROYALTIES: LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA TRIBUTARIA E LE IMPLICAZIONI PER LE SOCIETÀ ESTERE
Recentemente, la Corte di Giustizia Tributaria di Milano ha emesso una sentenza che offre chiarimenti rilevanti sul trattamento fiscale delle royalties intragruppo pagate a società estere, quando il pagamento eccede il valore normale. La controversia ruota attorno a un caso in cui l’Agenzia delle Entrate contestava l’applicazione della ridotta aliquota convenzionale sul totale delle royalties pagate dalla società italiana a una società svizzera, invocando una tassazione superiore sulla parte eccedente il valore di mercato.
Nel dettaglio, la questione nasce dal fatto che, pur essendo stato concordato un valore eccedente rispetto al “principio di libera concorrenza” attraverso un accordo bilaterale (BAPA) tra Italia e Svizzera, l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che tale eccedenza dovesse essere trattata come royalty, con applicazione della ritenuta ordinaria del 30%, come previsto dalla normativa domestica. Tuttavia, la Corte ha rigettato questa impostazione, richiamando il sistema della Convenzione contro le doppie imposizioni e valorizzando la disposizione dell’art. 12 della Convenzione Italia-Svizzera. Secondo la Corte, l’eccedenza non può mantenere la stessa qualificazione fiscale di royalty, ma deve essere riqualificata in base alla sua effettiva natura economica, che nel caso specifico è più correttamente inquadrata come un utile d’impresa, tassato in base agli articoli della Convenzione applicabili a tale categoria di reddito.
Una parte cruciale della decisione riguarda l’assenza di una normativa italiana sul cosiddetto “secondary adjustment” (la riqualificazione dell’eccedenza rispetto alla prima rettifica). Poiché l’Italia non ha previsto una regolamentazione specifica in materia, la Corte ha escluso che l’Amministrazione possa applicare in modo estensivo la disciplina delle ritenute domestiche, definendo in questo modo il trattamento dell’eccedenza come “utile d’impresa”, imponibile solo in assenza di una stabile organizzazione della società beneficiaria delle royalties.
Questa sentenza rappresenta un importante chiarimento in materia di fiscalità internazionale e contribuisce a limitare l’approccio formalistico, mettendo in luce la centralità degli accordi internazionali e del Commentario OCSE nella definizione delle regole applicabili alle operazioni intragruppo. Per le aziende, questo orientamento giuridico stabilisce un’importante protezione contro le imposizioni fiscali non giustificate, in particolare per quanto riguarda l’interpretazione e l’applicazione delle Convenzioni fiscali internazionali.

