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Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale

  • 12 Settembre 2025

VERSAMENTI SU CONTO COINTESTATO: NON SEMPRE RAPPRESENTANO LIBERALITÀ INDIRETTA

Con la sentenza n. 22613 del 5 agosto 2025, la Corte di cassazione è tornata a esaminare la natura giuridica dei versamenti su conti correnti cointestati tra coniugi, e in particolare se tali operazioni possano configurarsi come liberalità indirette.

La vicenda nasce nell’ambito di una causa ereditaria: il figlio di una donna defunta defunta chiedeva che fosse riconosciuta una donazione indiretta a favore del marito della madre (in seconde nozze), derivante dal versamento – sul conto cointestato – del prezzo di vendita di un immobile di proprietà esclusiva della de cuius.

. La richiesta di “collazione” di tale somma è stata respinta dai giudici di merito e, infine, confermata dalla Cassazione.

La Suprema Corte ha ribadito che un versamento sul conto cointestato può, in astratto, configurare una liberalità indiretta, ma è imprescindibile dimostrare lo spirito di liberalità del disponente: ossia l’intenzione di arricchire l’altro coniuge con conseguente depauperamento personale. Nel caso esaminato, la prova non è stata fornita: era invece emerso che i coniugi, per oltre trent’anni, avevano utilizzato quel conto come strumento di gestione familiare, alimentandolo entrambi con i rispettivi redditi e, dunque, l’accredito rispecchiava un comportamento gestionale familiare consolidato

La Corte ha così chiarito che non basta il rapporto di coniugio o il semplice deposito di denaro per far scattare l’automatica presunzione di donazione. L’onere della prova ricade su chi invoca la natura liberale dell’operazione.


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