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Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale

  • 20 Febbraio 2026

PHISHING IN AZIENDA: DIPENDENTE LICENZIATA E CHIAMATA A RISARCIRE

Non solo il licenziamento disciplinare, ma anche l’obbligo di risarcire l’azienda per la somma bonificata agli hacker. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, con un’ordinanza pubblicata il 13 febbraio 2026, che rende definitivo il recesso nei confronti di un’addetta alla contabilità vittime di una frode Bec (business email compromise). La dipendente aveva disposto un bonifico di quasi 16mila euro a favore di una società inglese, dopo aver ricevuto una mail apparentemente inviata dal Presidente del Consiglio di Amministrazione. Il messaggio, però, si è rivelato falso. Secondo i giudici è risultato determinante il fatto che, non solo non sono state effettuate le dovute verifiche preventive, ma anche il fatto che, pur avvisata nella notte dal vero Presidente dell’inganno in corso, la lavoratrice non abbia bloccato l’operazione, pur avendo a disposizione tutta la giornata per intervenire. La mail fraudolenta presentava diverse anomalie: mancavano i dati necessari per un bonifico estero, la causale era generica (“spese estere”) e non risultava allegata alcuna fattura pro-forma, come invece previsto dalle procedure aziendali. Per la Cassazione, da chi svolge mansioni qualificate in ambito contabile è esigibile un livello di diligenza adeguato anche in assenza di una specifica formazione contro le truffe informatiche. L’ordinaria prudenza nei rapporti commerciali impone verifiche ed approfondimenti prima di autorizzare i pagamenti. Accertata la negligenza, il licenziamento è stato ritenuto legittimo, così come la richiesta dell’azienda di restituzione delle somme perdute.


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