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Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale

  • 28 Novembre 2025

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE E TUTELA REINTEGRATORIA: LA CASSAZIONE RIBADISCE IL PRIMATO DELLA TIPIZZAZIONE CONTRATTUALE DELLE INFRAZIONI

La Corte Suprema di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’Ordinanza n. 4362/2025 (Reg. Gen. 6098/2023), ha accolto il ricorso di due lavoratori contro il proprio datore di lavoro, cassando la sentenza n. 5187/2022 della Corte d’Appello di Roma. La decisione ribadisce un principio consolidato in materia di licenziamento disciplinare: ai sensi dell’art. 18, comma 4, dello Statuto dei Lavoratori, il giudice non può ritenere legittima la sanzione espulsiva quando la condotta contestata al dipendente è prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro con una sanzione di tipo conservativo, salvo che non sia adeguatamente motivato un accertamento sulla maggiore gravità del fatto concreto tale da giustificare il licenziamento. Tale valutazione, sottolinea la Corte, deve fondarsi su una corretta sussunzione del comportamento nella previsione contrattuale e su una motivazione puntuale e coerente. Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Roma aveva confermato l’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato da una società a due propri dipendenti, ma aveva limitato la tutela riconosciuta ai lavoratori a quella meramente indennitaria, prevista dal comma 5 dell’art. 18 St. lav. La Corte territoriale aveva escluso la tutela reintegratoria, ritenendo che la condotta contestata — una violazione della prassi aziendale relativa alla compilazione delle schede di controllo delle temperature dei prodotti (schede CCP6) — non potesse essere qualificata come mera negligenza, ma come infrazione più grave. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente e viziata, censurando l’argomentazione della Corte d’Appello per non aver chiarito perché la violazione della prassi operativa non potesse essere ricondotta alla nozione di negligenza disciplinata dall’art. 144, comma 7, lett. c), del CCNL Turismo – Pubblici Esercizi, che prevede una sanzione conservativa. Conseguentemente, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e rinviato la causa alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo esame attenendosi ai principi enunciati.


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