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Baldi & Partners News – Notiziario Settimanale

  • 20 Febbraio 2026

BANCAROTTA FRAUDOLENTA, I GIUDICI DI LEGITTIMITÀ AFFERMANO CHE VA PROVATO IL PERICOLO CONCRETO PER I CREDITORI E ANNULLA LA CONDANNA DELL’AMMINISTRATRICE

Non basta che l’amministratore sottragga denaro alla società poi fallita per far scattare automaticamente la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale. La quinta sezione penale della Cassazione, con sentenza pubblicata il 12 febbraio 2026, ha chiarito che la fattispecie prefallimentare non si integra con la sola distrazione illecita di somme, ma richiede la prova che quella condotta abbia messo concretamente in pericolo l’integrità del patrimonio sociale e, quindi, la garanzia dei creditori. Accolto uno dei motivi di ricorso della legale rappresentante di una S.a.s., condannata in appello a due anni con pena sospesa per aver distratto circa 20mila euro, utilizzati per spese personali tramite POS collegato al conto della società. La difesa aveva sostenuto che, al momento dei prelievi, la società presentava saldi attivi e crediti consistenti, tali da escludere un effettivo pregiudizio per i creditori. Per la Suprema Corte, il reato è di pericolo concreto: il giudice deve valutare la situazione patrimoniale e finanziaria della società nel momento in cui la condotta viene realizzata. Non è necessario che il danno si verifichi, ma occorre accertare che la distrazione abbia creato un reale rischio per le ragioni creditorie, destinato a permanere fino all’apertura del fallimento. In assenza di questa verifica, la condanna non può reggere. La parola torna ora alla Corte d’appello in sede di rinvio.


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